Esposizioni
Nel 1902 presenta alcune opere alla Esposizione Artistica Biennale promossa dalla Società Belle Arti di Verona dal 9 marzo al 13 aprile. Intanto può aprire uno studio a Milano, senza tralasciare soggiorni nella natia Bovolone, ove nel frattempo si è fidanzato con Luigia Teresa Filippi.

Erma Zago e Teresa Filippi sposi.In data 9 febbraio 1904, Angelo Dall'Oca Bianca, rivolgendosi presumibilmente anche a Dante Bertini, scrive ad Erma Zago: "Godo sapere che siete riusciti ad esporre a codesta Mostra di Belle Arti". Non essendo ancora stato rintracciato il relativo catalogo, di tale mostra - che segnerebbe l'esordio milanese dell'artista - non siamo in grado di fornire più precisi dettagli circa la data di svolgimento, che potrebbe risultare anche dell'autunno del 1903. Peraltro, da questo periodo Zago è attivo nell'ambito dell'Accademia di Brera, di cui nel 1924 sarà nominato Socio Onorario ed alla cui attività espositiva parteciperà assiduamente, così come diventerà Membro della Famiglia Artistica di Milano e dell'Associazione Artisti Combattenti.

"In quegli anni" - commenta Lia De Pra Cavalleri nel testo citato - "Milano era il crocevia di importanti correnti artistiche e preparava in sé quello straordinario periodo che, avviato da Marinetti e Boccioni nel 1910 col Manifesto del futurismo, porterà in rapida successione all'affermarsi del movimento denominato Valori plastici (1918 - 1922), facente capo a Mario Broglio, a Carra, De Chirico, Arturo Martini, Morandi, Savinio, Soffici, per sfociare - regista Margherita Sarfatti, interpreti Sironi, Tosi, Oppi, Funi, Bacci, Marussig e altri ancora - nella stagione del Novecento, che dal '23 continuò per un decennio e oltre.

Ma già nella seconda metà dell'Ottocento vivacissimi erano stati i fermenti nel mondo dell'arte lombarda. Li vogliamo qui ricordare perché anche ad essi ha attinto il nostro Artista, completando la propria formazione con nuovi stimoli e nuove idee. Se in Francia il Salon des Refusés del 1863 e, prima ancora, nel '55, Courbet e il suo padiglione sul "realismo" avevano segnato una netta linea di demarcazione tra la pittura tradizionale, accademica e i nuovi linguaggi, a partire dall'impressionismo, in Italia la rivoluzione venne guidata da Fattori, attraverso una nuova sensibilità al quotidiano, all'uomo e alla sua fatica. Erma Zago - che né per contesto culturale né per anagrafe né per il suo stesso modo di essere poteva divenire partecipe del dinamismo frenetico dei Futuristi e neppure, a maggior ragione, ritrovarsi nei successivi movimenti artistici - a contatto con la pittura lombarda arricchì il proprio sentire e la propria opera. In quella stessa Milano, infatti, altre vicende si erano svolte, artisticamente importanti, a smuovere e rinnovare i modi del dipingere, a partire da quell'Arte per l'Umanità di Pellizza da Volpedo e Morbelli che, insieme a Segantini e Previati, furono anche i protagonisti della stagione divisionista italiana tra il 1880 ed il 1905. A tutto ciò Zago attinse, con la consapevolezza di chi sa individuare e cogliere le esperienze artistiche più significative e innovatrici. Non solo, dunque, dalla pittura veneta di Favretto e Ciardi trae ispirazione ultima il suo stile, ma anche dal più ampio contesto della pittura lombarda, passando per la conoscenza di Fattori e dei Macchiaioli."

Nel 1905 l'Esposizione di Primavera della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano accoglie ben sette sue opere: due intitolate Studio dal vero e poi Ore quiete, Giornata piovosa, Impressioni dal vero, Tempo vario, Luoghi tranquilli.

Nel 1906, per celebrare l'inaugurazione del nuovo Valico del Sempione, viene allestita l'Esposizione di Milano 1906. Alla Mostra Nazionale di Belle Arti, che è inserita fra le manifestazioni, egli si presenta con tre dipinti: Maggio, Ottobre, Nubi primaverili.

Nel 1907 la Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente organizza l'"Esposizione di Primavera e Mostra Postuma delle opere dello scultore Felice Bialetti". Zago vi presenta Tristezza, Impressioni, Studio (disegno a matita).

Erma Zago e Teresa Filippi sposi.Nello stesso anno, l'8 di aprile, sposa Luigia Teresa Filippi. Dalla loro unione nasceranno tre figli: Piero nel 1908, Mario nel 1909, Ornella nel 1914.

Nel 1910 si registra la presenza di Zago all'Esposizione Annuale d'Arte della Famiglia Artistica - Anno 1910 - 11, ove presenta Impressioni. Nel 1911, all'Esposizione Annuale della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, che si tiene nei mesi di maggio e giugno, partecipa con Sorrisi d'inverno e Campagna d'inverno.

Nel 1915, in dicembre, figura alla Mostra Annuale della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente.

Nel 1916 la Reale Accademia di Brera indice al Palazzo della Permanente di Milano, nei mesi tra settembre e novembre, l'Esposizione Nazionale di Belle Arti. Autunno 1916". Egli è presente con uno dei suoi soggetti tipici, Giardini pubblici (impressioni), che viene notato come una "delle geniali impressioni del veronese Erma Zago". (P. De Luca, il "Premio Umberto" alla Esposizione Nazionale di Brera, "Emporium", Bergamo, dic. 1916). Allo scoppio della Grande Guerra, è chiamato, molto probabilmente, sotto le armi; non si rileva infatti la sua presenza nelle occasioni espositive degli anni 1917 e 1918 e considerata invece l'assiduità con la quale parteciperà successivamente alle mostre dell'Associazione degli Artisti Combattenti.

Nel 1919, da febbraio a marzo, la Famiglia Artistica di Milano organizza l'Esposizione di Disegni di Artisti Italiani offerti alla Croce Rossa Italiana. Fra gli artisti moderni che concorrono generosamente alla buona riuscita dell'esposizione-vendita a scopo benefico, vi è anche Erma Zago.

Sempre nel '19 tiene a Verona, nel Palazzo della Gran Guardia, dal 24 maggio al 24 giugno, l'Esposizione Cispadana di Belle Arti degli artisti soldati e congedati, ideata dallo scultore Girelli e patrocinata dalla locale sezione dell'Associazione Combattenti. Con alcune opere esposte, egli si dimostra tuttora partecipe alle manifestazioni veronesi.

Nel 1920 prende parte all'Esposizione Nazionale di Belle Arti che la R. Accademia di Belle Arti in Milano organizza nell'autunno. Propone nell'occasione Via Verziere a Milano e Sera d'estate.

Nel 1922 partecipa dapprima all'Esposizione Nazionale d'Arte allestita dalla R. Accademia di Brera e Società per le Belle Arti da marzo ad aprile, ove presenta I giardini pubblici a Milano, un'impressione "interessante nella sua sintesi rapida". (R.Calzini, La Biennale di Belle Arti alla Permanente di Milano, "L'Illustrazione Italiana", Milano, 23 aprile 1922). È questa la prima volta in cui, nel rinnovato Palazzo della Permanente, si uniscono, in concordia di sforzi, due Istituti, l'Accademia di Brera e la Società per le Belle Arti e le loro tradizionali esposizioni - la Biennale e la Primaverile - in una esposizione sola. Alla "XLIX Mostra Intima" che la Famiglia Artistica di Milano organizza all'Hotel Continental di via Manzoni tra il dicembre 1922 ed il gennaio 1923 espone il quadro Macchiette.

Nel 1923, alla Esposizione Nazionale d'Arte della R. Accademia di Brera e Società per le Belle Arti, in corso dall'ottobre al dicembre, egli propone il disegno Studio per ritratto e l'olio La vasca dei giardini pubblici di Milano (1922). Quest'opera viene acquistata da S.M. Vittorio Emanuele III, re d'Italia ed è tuttora custodita nella Quadreria del Quirinale. Sottolinea Vittorio Giglio, nell'articolo di commento che riproduce il dipinto stesso: "Ermo Zago di Verona con una Vasca dei Giardini pubblici di Milano si è rivelato un vivace e amabile coloritore e un abile disegnatore di fanciulli in movimento cui sa imprimere le festevoli gaiezze della infanzia." (L'Esposizione nazionale dell'Accademia di Brera, in "La Cultura Moderna", Milano, febbraio 1924).

Nel 1924, all'Esposizione Annuale della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, che ha luogo a Milano da novembre a dicembre, egli invia i dipinti Quiete e Cortile rustico.

Nel 1925 partecipa all'Esposizione Nazionale d'Arte della R. Accademia di Brera e Società per le Belle Arti che si svolge da ottobre a dicembre. Nell'occasione espone l'olio La cava e, nella sezione del "Bianco e Nero", il disegno a carbone Figura muliebre - Studio. In quello stesso anno la "52ª Esposizione Intima" della Famiglia Artistica, che si tiene dal 18 dicembre '25 al gennaio '26 nelle sale dell'Ex Palazzo Edison, accoglie tre dei suoi oli: Balie, Sorrisi d'inverno, Novembre.

Nel 1927 è ancora una volta a Verona, ove tra aprile e maggio la Società di Belle Arti promuove la XXX Esposizione Nazionale d'Arte, e nell'occasione presenta alcuni lavori. All'Esposizione degli Artisti Combattenti d'Italia, indetta al Palazzo della Permanente di Milano, partecipa con il disegno dal titolo Malinconia. L'opera viene riprodotta sulla rassegna "La Cultura Moderna" del mese di giugno ed il critico Rio di Valverde, che si occupa della mostra, commenta: "Fra i disegni ricordo Malinconia di Ermo Zago, delicatissimo e di rapida comunicazione del sentimento ch'egli volle esprimere."

Nella ricorrenza del 1° Centenario della morte di Alessandro Volta viene indetta a Como, per la decima esposizione autunnale, una Mostra Nazionale d'Arte Moderna che ha luogo all'Istituto Carducci nei mesi di settembre - ottobre. Zago vi è ammesso con le opere Il ruscello, Balie al giardino pubblico, Il mattino.

Non manca di partecipare all'Esposizione Nazionale d'Arte della R. Accademia di Brera e Società per le Belle Arti.

Nel 1928, dal 15 novembre al 2 dicembre, la Camerata degli Artisti Combattenti d'Italia indice la Terza Esposizione Sociale alla Galleria Bardi di Milano: vi figura anche Zago con i dipinti Quiete e Porta Genova. Nel 1929 viene allestita al Palazzo della Permanente, nei mesi di maggio e giugno, la "Mostra del Naviglio", promossa dall'alleanza di vari istituti cittadini - la Famiglia Artistica, la Famiglia Meneghina, la Permanente, i Cultori d'Architettura, l'Accademia di Brera e la Società Artisti e Patriottica - allo scopo di dare l'addio al vecchio canale, tipico soggetto di una abbondantissima quadreria, e del quale è stata decisa la copertura. Nell'occasione Zago propone Naviglio grande e due opere dallo stesso titolo, Lavandaie, delle quali una è riprodotta in catalogo.

Nel 1931 partecipa dapprima alla quinta Esposizione Sociale della Camerata degli Artisti Combattenti d'Italia, che ha luogo dal 15 gennaio al 15 febbraio al Palazzo della Permanente. Su "Il Giornale dell'Arte", N. J. Alexandrescu, nel riferire l'8 febbraio sulla manifestazione, cosi si esprime: "Ermo Zago, il pittore dei Giardini Pubblici, si dimostra abile interprete di quell'ambiente ormai a lui tanto famigliare e nella Latteria dei Giardini Pubblici ci dà prova del suo buon senso coloristico." Invitato alla Iª Esposizione d'Arte del Sindacato Fascista Belle Arti della Provincia di Verona, che si tiene al Palazzo della Gran Guardia dal 21 aprile al 24 maggio '31 e che vede la partecipazione dei più noti artisti ascrivibili all'area veronese, egli presenta Ombre estive, Balie e bambini, Conversazione, mentre in catalogo è riprodotta l'opera Primavera. Di tono entusiastico è il commento di Mario Gastaldi, in una intera pagina de "Il Giornale dell'Arte" del 31 maggio che pubblica anche una riproduzione del dipinto Primavera: "Ecco una canzone vibrata e forte di gamme di verdi. È cantata da un maestro assai noto in Italia: Ermo Zago. Come sempre egli torna sul suo soggetto più amato: gli interni di giardini, animati da gentili figurine. Tre saggi presenta in questa mostra, tre autentici gioielli di buon gusto. In Ombre estive c'è tanta freschezza di colori ed una tale padronanza della composizione, che rivelano l'intensa commozione emotiva a cui questo artista del pennello soggiace, dinanzi alla natura, realizzando il quadro. Ricco di armonia, solido nella concezione, stupisce e lascia ammirati per la magistrale fattura e l'originale procedimento dei verdi. In Balie e bambini le figure si muovono e vivono in un luminoso alone di squisita poesia pittorica. Anche in Conversazione le figure si staccano animate da un sottile soffio vitale che le rende tanto vicine al nostro spirito. Vivono in un ambiente ricco di verde ove una tonalità bianca, che sembra sorta quasi per incantesimo di fate, dà il "1a" all'armonia di tutti gli altri colori. Nobile artiero, Ermo Zago si piazza definitivamente tra i nostri migliori pittori, con questi suoi ultimi lavori." In aprile aveva anche preso parte alla tradizionale mostra della "Famiglia Artistica" con Naviglio.

Alla fine dello stesso mese, nel Salone de "Il Giornale dell'Arte" viene inaugurata la Mostra Collettiva di nove pittori: Oreste Albertini, Dante Bertini, Antonio Calderara, Livio Fugazza, Anacleto Margotti, Antonio Pasinetti, Lazzaro Pasini, Raoul Viviani ed Erma Zago.

Sul periodico milanese del 10 maggio, è lo stesso Mario Gastaldi a considerare: "Ermo Zago, questo tradizionale e tanto noto pittore dei nostri più bei giardini milanesi, s'impone anche in questa mostra per la sua personale maniera che riesce tanto nel grande quadro, quanto nelle piccole impressioni a far vivere le figurine sapientemente toccate e talvolta ama tuffarsi nell'arcobaleno del colore per strapparne il tono violento, da maestro. Soffermiamoci a vedere il suo grande dipinto La cava. Tutta la perizia di un pittore d'eccezione è lì trasfusa con lievità di tocco che assurge alle volte ad alte note di puro lirismo. Le sue diverse Impressioni ci dicono una parola definitiva sull'arte di questo pittore veronese tanto stimato, e giustamente, dal nostro pubblico. Artista che non conosce soste, persegue il suo sogno d'arte in purità infinita, lontano da ogni clamore. E lo sta realizzando in ogni nuova opera con cosciente sicurezza dei propri mezzi".

Si riscontra in questi anni - dal 1932 - il venir meno della sua partecipazione alle manifestazioni artistiche milanesi, forse anche a causa dei mutamenti imposti nella programmazione delle mostre voluti dal nuovo corso politico ed in conseguenza dei quali le esposizioni annuali del Sindacato Interprovinciale Fascista - a cui egli si mantiene assente - fagocitano infine anche la tradizionale Biennale di Brera, interrompendone la sequenza.

Contemporaneamente matura in lui la volontà di una più approfondita e più libera ricerca, coincidente con l'esigenza di investigare nuovi orizzonti e con la necessità di conseguire una rinnovata "geografia dell'anima", una più ampia regione poetica, dalla quale attingere ispirazione e linfa per l'attività espressiva. Si riavvicina cosi al natio ambiente veneto e, come testimoniano le opere, trascorre laboriose giornate a Venezia e a Chioggia, di cui ritrae numerosi scorci; viaggia nelle località della Liguria, a Noli, a Portofino, a Santa Margherita Ligure; si sofferma in Versilia; si reca fino a Roma, ove si trattiene in successivi soggiorni, anche negli anni a venire.

Nel 1936 ricompare alla Mostra Sociale Autunnale che la Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente tiene a Milano nel mese di dicembre, presentando Roma - Viale a Villa Borghese.

Nel 1937, in marzo, si riscontra la sua presenza alla mostra collettiva organizzata a Milano nella sede del Gruppo Cesare Battisti.

Nel mese di maggio, alla Bottega d'Arte Salvetti di Milano, ordina la sua prima mostra personale, comprendente un centinaio di lavori per lo più eseguiti nel corso di quegli anni. L'esposizione richiama la puntuale attenzione della critica milanese. Si ritiene di trascrivere integralmente i testi dei relativi interventi, da quelli forse più datati a quelli più modernamente sensibili a cogliere le istanze ultime e più aggiornate della pittura dell'artista, per documentare tutto il ventaglio di una antologia critica, senza l'intervento di indebite mediazioni.

Vincenzo Bucci, sul "Corriere della Sera" dell'11 maggio, scrive: "Conosci te stesso" e una buona massima anche per gli artisti, che imparano, osservandola, a misurare le proprie forze e a non uscire dai propri limiti. Questi limiti, nella pittura d'Erma Zago, sono ben segnati, ed egli vi sta dentro tranquillo, senza le inquietudini e le delusioni di cui soffrirebbe se, meno modesto, li varcasse, ma con un accento che gli appartiene. Le ultime opere di Zago, esposte nella Bottega d'Arte Salvetti, si dividono in tre gruppi: Venezia, con la vita delle sue calli, dei suoi rii, dei suoi campielli; Milano, con quelle liete scene di balie e bimbi nei Giardini pubblici, sulle quali egli torna così volentieri; e Roma, di cui cerca gli aspetti più antichi e solenni. Il gusto della macchietta spiritosa, della pennellata briosa, della colorazione vivace caratterizza le due prime serie; gusto che si risolve in una compostezza quasi classica nella serie romana. Ma spesso anche tra i soggetti veneziani e milanesi si notano accenni a tendenze meno impressionistiche, fondate piuttosto sulla linea e sulla forma, che sulla luce e sul colore."

Guido Marangoni, sul periodico milanese "Perseo" del 15 maggio commenta: "Senza temerarie pretese d'arte Ermo Zago si dedica con estemporanea piacevolezza a cogliere in quadretti rapidi, sereni e succosi le caratteristiche urbane e gli aspetti pittoreschi di varie città italiane. Venezia colle sue ricche armonie cromatiche, la laguna fosforescente, i canali luminosi, le calli oscure, le trine gotiche delle architetture, è il prediletto modello dello Zago, che ne rileva con vena convinta tutte le bellezze note o recondite. Le impressioni di Milano, limitate ai viali ed ai parchi, sono rese meno varie ed interessanti dalla monotonia del tema, il quale ha però ispirato all'artista la sua tela forse più bella nella morbida e un po' melanconica visione dei nostri Giardini Pubblici con l'effetto prospettico molto riuscito, di un'alta gradinata. Meno mi sono piaciuti i soggetti romani che bisogna affrontare con più deciso cuore e con più alto dominio della forma e del rilievo per non immiserire nell'evocazione, come fa Zago, dei monumenti che sono alti nell'ammirazione e nel culto del pubblico." Luigi Venturini, su "Il Popolo d'Italia" del 16 maggio, così si esprime: "Ermo Zago espone alla Galleria Salvetti con un centinaio di tele tra grandi e piccole, più di queste che di quelle. Il pittore è notissimo e non ha bisogno di presentazioni. Diciamo che qui ha molte bellissime fatture che vanno dal '32 al '37 e che danno soddisfazione davvero a mirarle e fanno passare un po' le malinconie delle discussioni sulle tendenze d'arte e le scuole vecchie e nuove. Quando il bello c'è, basta e siamo contenti!

Com'è noto lo Zago, veneto puro sangue, porta della tradizione della regione la magia del colore, e dalle ultime fasi realistiche l'impressione macchiettistica. Sente il colore prima del disegno e affida a quello l'interpretazione di questo. E l'impressione coloristica si rende padrona di tutto il quadro. Lo Zago ha di sua originalità la figurazione delle folle che passano nei grandi spazi architettonici, vie, piazze, crocicchi e le folle vi brulicano variopinte e le architetture gettano le magnifiche luci e le magnifiche ombre che le ore del giorno danno loro. Una parte dei dipinti dello Zago ritraggono luoghi di Roma e romani in genere.

È una sua ultima manifestazione. Non oseremmo dire che i soggetti romani abbiano superato quelli veneziani. L'artista ha portato il suo spirito veneto a Roma e la classicità delle linee fisse e quell'insieme di grave e di dorato che hanno orizzonti e cose di Roma, ha impacciato alquanto il suo pennello che non ha più trovato la festosità della tavolozza veneta. Quindi c'è un po' del compassato in quest'ultima incarnazione, e lo spirito popolaresco così vivo nel pittore s'è urtato in quel tanto di severità un po' solitaria che hanno in generale gli ambienti della monumentalità classica. Questione di preferenze s'intende, ma noi preferiamo il veneto al romano: per quanto quest'ultimo sia sentito con una spiritualità tutta idealistica, penetrata quasi da commozione." Nota invece "l'Illustrazione Italiana" del 23 maggio: "Nella Galleria Salvetti espone Ermo Zago, pittore veneto, che della sua terra reca, innata, la magia del colore e la luminosità della visione. Lo Zago dimostra originalità e freschezza sempre, aggiungendovi, a tratti, un fasto di colorista acuto e vigoroso."

Infine, Dino Bonardi, su "La Sera" di Milano del 24 maggio: "Ermo Zago non è nuovo alle mostre collettive milanesi, nelle quali più volte si sono visti i suoi dipinti. Ma questa, ordinata alla Galleria Salvetti, è la prima mostra personale dell'artista che, veneziano di nascita, spirito e carattere, vive e opera a Milano da molti anni. La sua pittura è festosa e pronta sempre, pur nelle fasi diverse che anche in questa mostra di cui si parla si riconoscono, mentre si denuncia un costante progresso del pittore verso forme pittoricamente più aperte e libere. Anzi questa è la facoltà più viva e attraente dello spirito di Zago. Egli non ha più vent'anni, è vero, ma con spirito giovanile si mostra sensibile alle grandi lezioni della modernità, da cui ha saputo ottimamente derivare gli aspetti più autorevoli della sua attuale pittura. Onde le sue vedute romane, di data recente, con quel oro accento sintetico, con quelle coloriture fonde e raccolte, spiccano per una svelta freschezza, e appaiono viventi plasticamente. Ciò non significa che le opere e le maniere precedenti di Zago manchino di valore. Anzi Le avviva un sempre palpitante sapor pittorico che, specie nelle vedute di Venezia, si sostanzia in brillanti effetti di luce e in caldi impasti di plasticità."

Sempre nel 1937, alla Mostra Sociale d'Autunno che la Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente tiene dal 27 novembre al 6 gennaio 1938, Zago partecipa con due dipinti: Il fosso e Paesaggio. È in ogni caso significativo che nello stesso anno la Galleria d'Arte Moderna di Milano decida di acquistare presso l'autore l'olio su tela L'Arco di Giano (1936).

Nel 1938, alla Mostra Sociale Primaverile della Società per Le Belle Arti ed Esposizione Permanente, che ha luogo dal 24 marzo al 26 aprile, le sue opere sono San Marco - Venezia e Piroscafo alle Zattere. Alla Mostra Sociale d'Autunno della medesima Società, che si tiene da novembre a dicembre, espone invece Giardini Pubblici di Milano.

Nel 1939 la Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente organizza la Mostra Sociale nei mesi di novembre e dicembre. Zago vi invia tre dipinti: Sul greto del Tevere, Roma - Colosseo, Porta d'osteria in Trastevere.

Nel 1940, da maggio a giugno, al Palazzo della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente viene organizzata la Mostra Sociale e IIª Provinciale del Sindacato Interprovinciale Fascista Belle Arti di Milano. Di Zago vi figurano Le opere Spiaggia a Santa Margherita Ligure e Strada per Portofino. Si tratta probabilmente, in questo caso, della sua ultima esposizione. Colpito da incurabile malattia, muore prematuramente a Milano il 21 settembre del 1942, nella sua abitazione di via Ennio 18, a soli 14 mesi di distanza dalla carissima figlia Ornella. Alcuni mesi prima era scomparso a Verona l'antico maestro Angelo Dall'Oca Bianca.

Testi a cura di Francesco Sottomano