Biografia
Erma Zago, il pittore tra Verona e Milano

Erma Giovanni Zago nasce a Bovolone, in provincia di Verona, il 10 luglio 1880 da Luigi e da Elisabetta Piombini.
(Oltre che con la grafia anagrafica di "Erma", tale da farlo considerare talvolta al femminile nelle cronache d'arte ed in alcune pubblicazioni, il suo nome apparirà anche come "Ermo").
Egli manifesta precocemente indubbie propensioni artistiche e la famiglia, in quegli anni pur difficili che sono segnati dalla crisi della cultura risorgimentale e dalla pesante contrazione economica post-unitaria, non lo ostacola nella scelta di intraprendere l'ardua strada della pittura. Così, superate le prove di disegno per l'ammissione, si iscrive all'Accademia di Belle Arti "G.B. Cignaroli" di Verona nell'Anno Accademico 1893 - 94 e frequenta il Corso di Pittura fino all'Anno Accademico 1896 - 97. Direttore dell'Accademia è ancora, per gli ultimi anni, Napoleone Nani (1841 - 1899); suoi insegnanti sono Giovanni Belviglieri, Ugo Zannoni, Giovanni Franchini. Dagli annuari degli alunni premiati risulta che nell'Anno Accademico 1894-95 gli viene attribuita nel Corso I (solidi, estremità, busti dal gesso, studi di osteologia ed elementi d'ornato) la Medaglia di bronzo per "i busti" e che nell'Anno Accademico 1895 - 96 gli è assegnato nel Corso II (disegno dalle statue, anatomia - miologia, pieghe e studi dal vero) il premio di II Grado per "studi di paesaggio e anatomia".
All'epoca dell'alunnato ha fra i compagni di studi Dante Bertini, che era nato a Roverbella di Mantova nel 1878 e che scomparirà nel 1944 in una località del Lago d'Orta. Con lui Zago ha modo di mietere quei primi allori accademici e con lui stabilisce duraturi, fraterni rapporti, continuati anche negli anni milanesi.
Sempre con lui, inoltre, dopo l'Accademia Zago perfeziona la propria formazione frequentando lo studio di Angelo Dall'Oca Bianca. Il maestro veronese (1858 - 1942), aveva seguito, dal 1873 a1 1876, i corsi all'Accademia Cignaroli sotto la guida dello stesso Napoleone Nani, il quale, giunto dall'Accademia di Venezia a Verona nel 1874, vi aveva radicato maggiormente la pittura "veneziana". Sullo scorcio del 1876, buttandosi alle spalle l'insegnamento del Nani, Dall'Oca Bianca era passato a sua volta all'Accademia di Venezia, ponendosi così sotto la guida di Giacomo Favretto (Venezia, 1849 - 1887), il quale era già stato peraltro assiduo frequentatore dell'ambiente veronese ed a Verona aveva esposto, dal 1874, le sue tipiche scene settecentesche, con rilevante successo. Dall'Oca Bianca "dipinse dapprima, fino all'inizio del nuovo secolo, scene di genere sull'esempio di quest'ultimo. Si dedicò a paesaggi e vedute cittadine, soprattutto veronesi, pittoresche e sentimentali, caratterizzate da un chiaro e fresco cromatismo". [E. Longari, Angelo Dall'Oca Bianca, in "Milano Brera 1859 - 1915. I premi di Brera dalla Scapigliatura al Simbolismo", catalogo della mostra, Codogno e Milano, 1994].
Coincide con questo periodo la frequentazione dello studio di Angelo Dall'Oca Bianca da parte di Zago, che ne sente sicuramente l'influenza in tale direzione. Nel pieno stile del Maestro compone opere di cui è esempio il ritratto La lettera (1900 ca.), probante testimonianza della straordinaria sensibilità di Zago nella ritrattistica, eseguita spesso con il pastello. Nella fattispecie, non appare azzardato ipotizzare che il giovane effigiato, indossante una camicia di foggia militare e colto nell'atto di scrivere, sia proprio il sodale Dante Bertini, nel 1901 in servizio presso il Comando dell'Arma di Cavalleria, 9° Reggimento di Vicenza, come risulta dalla prolungata corrispondenza intercorsa in quegli anni tra i due artisti.

Ma egli sente anche di più il dettato del Favretto, a proposito del quale la già citata Elisabetta Longari nella ricordata occasione scrive: "In seguito ad un viaggio a Parigi compiuto con Ciardi nel 1878, mentre si accentuò l'inclinazione aneddotica, fece sentire chiaramente l'influsso di Fortuny soprattutto per quel che riguarda la pennellata sfrangiata, vibrante e virtuosistica. Le sue scene di genere ambientate a Venezia, dalla preziosa ricercatezza cromatica e luministica, sull'esempio del Tiepolo ma anche del Meisonnier, e sempre più scenograficamente manierate e d'effetto, condotte con tecnica disinvolta ed estrema facilità espressiva, gli procurano, a partire dai primi anni Ottanta, grande successo sia in Italia sia all'estero. "Zago non poteva conoscere di persona il pittore veneziano, ma da lui - che tra i primi in Italia (ma dopo Fattori) aveva rotto con l'accademismo per dedicarsi a piccoli quadri ispirati per lo più a scene di vita popolare - prese la tavolozza colorata e pastosa e forse anche il gusto per quel narrare immediato testimoniato in molte delle opere oggi in mostra. Favretto, inoltre, fu ottimo ritrattista; anzi, proprio nei ritratti raggiunse le espressioni più alte: questa medesima via Zago ripercorse, con esiti assai significativi benche a tutt'oggi quasi del tutto sconosciuti." (Lia De Pra Cavalleri, Erma Zago, un pittore tra Ottocento e Novecento, testo per l'inaugurazione della mostra presso la Biblioteca Civica "Mario Donadoni" di Bovolone, 8 novembre 1997). II rapporto, importante e fondamentale per la formazione di Zago, con Angelo Dall'Oca Bianca, non rimarrà circoscritto esclusivamente nell'ambito dei rispettivi ruoli di maestro e di allievo, ma si amplierà, all'occasione, in rapporti di amicizia protettiva e rassicurante da parte del maestro, come testimoniano scambi epistolari risalenti agli anni tra il 1901 ed il 1905.
Agli inizi del 1900 la famiglia Zago, come molte altre famiglie venete a quell'epoca, si trasferisce a Milano, in cerca di lavoro e di migliore fortuna. Pur seguendo i suoi, Erma non si stacca subito dal Veneto, cui rimarrà sempre in ogni modo legato. Proprio nell'anno 1900, quando non è ancora ventenne, avviene il primo esordio pubblico. Nell'ambito dell'Esposizione di Verona dedicata all'Industria ed all'Agricoltura e che si tiene da aprile a giugno, la Società di Belle Arti cura l'Esposizione Nazionale Artistica. In essa le opere di Zago - Melanconia, Studi dal vero, Ultime luci - sono esposte fianco a fianco a quelle di Carlo Cressini, Giorgio Belloni, Lodovico Cavaleri, Plinio Nomellini e Vincenzo Cabianca. A Milano, l'inserimento nella vita artistica locale deve in un primo tempo presentarsi, a lui giovanissimo, tutt'altro che facile ed è causa di contrarietà e di ostacoli per le sue aspirazioni di pittore professionista. Tuttavia egli dimostra, in quelle prove dell'arte e della vita, doti di coraggio, di tenacia, di forza morale e di fede nei propri mezzi. Chi lo rincuora, con scritti da Verona, è il maestro Dall'Oca Bianca, che il 5 dicembre 1901 cosi gli si rivolge: "Sta pur sicuro - come sono sicuri nel chiaroscuro delle stagioni l'ombra e la luce, il tempo bello e il tempo cattivo - che il buon momento verrà anche per te, se tu insisterai a combattere per quell'Ideale meraviglioso dell'arte; e più è grande la burrasca che ti passa ora sul capo e più grande sarà poi la luce che illuminerà l'eroismo di questo tuo momento difficile. Coraggio!".